Università di Pisa
Biblioteca di Scienze naturali e ambientali


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LE BIBLIOTECHE NEL MEDIOEVO

Abstract da: Le biblioteche nel mondo antico e medievale, a cura di G. Cavallo, Bari, Laterza, 1988

Roberta Bruno

Le biblioteche nel mondo bizantino

Nel mondo bizantino le biblioteche subiscono un grande progresso, anche se poche sono le fonti primarie e i riferimenti non risolvono le incertezze.
La prima biblioteca dell’epoca che merita attenzione è quella imperiale o di Stato di Costantinopoli. Essa conteneva testi di famosi autori ed anche alcuni di minor importanza. Nel corso della sua storia subì due incendi, uno nel 475 d.C. e il successivo nell’VIII secolo.
Dalla descrizione dello spagnolo Pero Tafur, che visitò il palazzo nel 1437, la biblioteca appare semplice e solida con panche e tavoli in pietra. Bisogna in ogni caso tener conto dei cambiamenti che subì nel corso delle varie epoche dell’impero. I libri, probabilmente, erano su ripiani disposti non come oggi è in uso, ma tali da poter mostrare i titoli dipinti in larghe lettere sul taglio davanti.
Non c’è conoscenza sulla possibilità di accedere alla biblioteca da parte del pubblico, e neanche si è certi se esistessero al tempo istituzioni del genere.
Per quanto riguarda il contenuto della biblioteca, nonostante non potesse soddisfare l’esigenza di reperire libri rari era comunque ben fornita.
Molti libri, originali o in copia, furono donati da diversi imperatori nelle varie epoche. Non mancano testi di particolare bellezza per illustrazioni e calligrafie ben curate.
In dubbio è l’esistenza di una ‘biblioteca regia’, di cui Planude dotto monaco, in una lettera lamenta perdite e trascuratezza. E’ più attendibile che essa fosse una biblioteca di un monastero sotto patronato dell’imperatore, di cui la collezione non fosse di grande importanza.
Costantinopoli ospitò istituzioni, classificate spesso come università, che esigono quindi l’esistenza di buone biblioteche, di cui, però non vi sono tracce.
Esisteva poi a quel tempo, la biblioteca del patriarcato. Ritorna qui la questione del libero accesso ed utilizzo delle collezioni di tali biblioteche. Da ciò che stabilì l’imperatore Costantino Monomaco, il capo della facoltà di legge nella università secolare, era l’unico ad aver diritto al libero uso dei testi, soprattutto come strumenti del mestiere. I giovani studenti invece, non avevano questi privilegi. E in ogni modo, poco si sa di biblioteche pubbliche ed aperte agli studenti normali.
Per concludere, nelle migliori biblioteche di Costantinopoli sicuramente erano custoditi testi rari, che avrebbero accresciuto il patrimonio letterario della cultura greca se fossero pervenute fin a noi.
Le biblioteche più caratteristiche del mondo bizantino furono quelle monastiche, che in Occidente appartenevano ad ordini religiosi. Nella capitale esistevano molti di questi edifici con almeno una modesta collezione di testi quasi esclusivamente di carattere religioso.
Rivolgendo l’attenzione alle biblioteche provinciali molte sono le testimonianze di una scarsa dedizione alla lettura e dunque alla cultura. Non mancano però, eccezioni a riguardo. Sul monte Athos vi erano ad esempio diverse migliaia di libri, anche se di questi non è a conoscenza la data in cui giunsero nelle biblioteche. Inoltre, i testi classici non si sa quanto fossero apprezzati e dunque letti dai monaci. Probabilmente erano custoditi in tali biblioteche perché uomini di gusti letterari si ritiravano negli ultimi anni della loro vita nei monasteri, ed a questi rimanevano i libri che avevano portato con sé. Anche se non vi sono inventari delle biblioteche dell’Athos, si è a conoscenza dei libri nella Lavra, che ospitava due biblioteche, una delle quali doveva avere una collezione molto numerosa.
In Oriente, dove i monasteri non appartenevano ad ordini religiosi, le biblioteche non contenevano testi classici.
D’interesse rilevante è il monastero di S. Giovanni a Patmo, fondato da Cristodulo nel 1088. Egli si dette molto da fare per la biblioteca e riuscì in molte situazioni difficili a salvaguardarla. Il patrimonio di tale biblioteca era vasto con una proporzione di libri di carta, rispetto a quelli in pergamena molto alta. Oggi purtroppo molti sono stati persi sia per vendite sia per prestiti. Resta di fatto che i normali monasteri non avessero biblioteche così imponenti e che avessero testi interamente teologici.
La biblioteca provinciale a Cesarea fu importante perché sede arcivescovile a cui fu destinato Areta, del quale la biblioteca privata era una delle migliori di tutto il Medioevo.
Nell’Italia meridionale vi furono molti monasteri greci. Quello che merita più attenzione è S. Nicola di Casale, vicino Otranto, che conteneva nella sua biblioteca anche un buon numero di testi non teologici. Dei testi classici la data e i mezzi di acquisizione non si conoscono anche se, attraverso citazioni o allusioni a fonti letterarie da parte di numerosi scrittori di Otranto, si è cercato di individuare la consistenza delle letture dell’autore. Nonostante tutto però, questo metodo non è certo per conoscere la consistenza della collezione di una biblioteca. In età bizantina ci furono molte perdite di testi, sia classici sia teologici, e questo è dovuto alle difficili circostanze dell’epoca. Molti furono gli incendi e le invasioni straniere. Inoltre spesso, le copie, essendo lavori costosi erano terminate con ritardi e di conseguenza i bibliotecari fornivano prestiti anche lontani, che poi si tramutavano in perdite per la stessa biblioteca.
Alcuni testi greci poi non esistettero mai completi già nelle biblioteche più antiche ed altri già erano perduti nell’antichità tarda. E’ da sorprendersi dunque, per il numero di testi risalenti a quell’epoca, che oggi possiamo avere tra le mani.

La biblioteca di corte di Carlo Magno

La biblioteca di corte di Carlo Magno fu sicuramente di grande rilevanza. Molte furono, però le difficoltà per ricostruire questo grande patrimonio, in quanto nel suo testamento ordina che i libri siano venduti per beneficenza a persone interessate. Una delle riconoscenze a lui dovute è la codificazione dei diritti tribali e degli antichi canti epici germanici.
Tre sono le strade da percorrere per ricostruire il contenuto di questa grande biblioteca:

Molte erano le donazioni che contribuivano ad accrescere la collezione della biblioteca. Anche una parte del bottino di guerra di Carlo costituita da libri, fece da incremento al numero di volumi.
La presenza di testi rari nella biblioteca di corte è dovuta probabilmente, anche al progetto culturale a cui il re era legato, come fondare scuole, costruire e rinnovare biblioteche. Inoltre, in quell’epoca si riscopre la dialettica come materia d’insegnamento. A ciò è legata l’esistenza di un intero corpus di testi sull’argomento. Sicuramente la magnificenza di una tale biblioteca era dovuta anche alla presenza di note personalità, abituali a corte e partecipanti ad un’intensa vita intellettuale.
Tra i codici risalenti all’ambiente di corte il più importante è sicuramente il’Beda Moore’ della biblioteca universitaria di Cambridge. Scritto nel 737 è il manoscritto più antico della Historia ecclesiastica ed il capostipite di una grande famiglia continentale. La sua appartenenza alla biblioteca di Carlo è dettata dalla scrittura delle appendici. Di esso, comunque ne fu fatta una copia per facilitarne la consultazione, che poi lo portò in Francia occidentale.
Il catalogo di Berlino, Diez. B.66 è il più antico indice di libri del Medioevo in cui sono descritti i testi presenti nella biblioteca di corte di Carlo. Tale manoscritto fu redatto nell’VIII secolo, forse proprio alla corte di Carlo e fu poi ampliato per opera di un italiano.
Nella biblioteca è sicuramente da notare una forte concentrazione di testi classici.
La fine di questa grande biblioteca non è precisa. Certo, dopo la morte del re molti dei libri di alto livello non ebbero difficoltà a trovare dei compratori. Di molti testi però, non vi sono più gli originali. E’ soprattutto a Corbie che son rintracciabili molti testi facenti parte della biblioteca di corte.

Le biblioteche del XII secolo negli inventari dell’epoca

Nella storia dell’evoluzione della biblioteca il XII secolo rappresenta una svolta importante, anche se su questo periodo sono stati fatti pochi studi.
Sono due le fonti utili alla conoscenza ed alla ricostruzione delle biblioteche medievali: i manoscritti e gli inventari; i quali, spesso non sono presenti contemporaneamente. Inoltre, gli inventari riescono a dare una ricostruzione sia del contesto culturale che dell’insieme della biblioteca, rispetto alla visione parziale che ci offrono i manoscritti.
I motivi che spingono alla realizzazione di un inventario sono dei più svariati, non si cita, però l’utilità pratica di essi.
Il numero degli inventari pervenuti fin ad oggi è di centoquaranta, di cui la maggior parte sono conservati in originale. Solo undici però, sono datati con precisione. Spesso, infatti, risulta difficile anche localizzarli a causa di copie con errori oppure senza titolo o con iscrizioni neutre, proprio perché erano a disposizione di un uso interno. In alcuni casi, anche se rari, l’inventario coincide con un particolare evento, come per esempio l’entrata in carica di un vescovo o di un tesoriere.
Pochi sono gli originali di cui disponiamo oggi. Il più delle volte gli inventari venivano copiati all’inizio o alla fine di manoscritti, raramente addirittura a metà. Le biblioteche erano modeste e le descrizioni dei libri molto sommarie. In seguito alcune biblioteche importanti cominciarono a spostare gli inventari su quaderni indipendenti. E’ in ogni caso, raro venir in possesso di un inventario completo e quando non è tale l’analisi per stimare le lacune è molto delicata e difficile.
Esistono, persino inventari parziali, che contengono le descrizioni solo di uno dei fondi o di qualche fondo tra quelli che costituiscono l’intera biblioteca.
Dal IX secolo cominciano a delinearsi tre diversi fondi principali:

Si pone il problema per l’identificazione della biblioteca scolastica, di cui non in tutti i monasteri è evidente l’esistenza. Infatti, gli inventari, non sempre sono precisi sui testi dedicati a questo fondo. Dal secolo X poi, nasce l’abitudine di redigere un inventario separato per le biblioteche scolastiche, anche perché andavano sotto un’altra responsabilità.
Va specificato che, a volte gli inventari delle biblioteche interessavano proprio i fondi scolastici, anche se ciò non veniva precisato nel titolo.
Per quanto riguarda gli aggiornamenti degli inventari, esistono molti problemi. Spesso, infatti, la comparazione di più inventari risulta impossibile. Quando invece, si potrebbero fare paragoni, anche per ricostruire l’evoluzione di una collezione s’incontrano non poche difficoltà. Tutto ciò è dovuto ad incompletezze ed omissioni nella loro stesura. Per sopperire a tali difficoltà sono molto utili le liste di accrescimento, in cui venivano elencati i libri entrati in una biblioteca in un preciso periodo, senza però di solito, specificare se si trattasse di dono, acquisto o copia. Nei casi in cui ci fosse una precisa lista di libri copiati, si può dedurre che in media la produzione fosse di un volume per anno. Se il lavoro di copiatura da svolgere era molto allora, ci si serviva anche di scribi esterni.
Le donazioni naturalmente, hanno avuto un ruolo importante nelle collezioni delle biblioteche soprattutto quelle delle cattedrali, meno per i monasteri. Fonte migliore per le cattedrali rimangono gli inventari, anche se spesso sono citate anche in testamenti, manoscritti e obituari. Le donazioni erano fatte, com’è rivelato dalle liste, dalle più differenti personalità: un papa, un cancelliere, un medico, un maestro e tanti altri.
In alcuni casi però, le donazioni portavano dei doppioni nella biblioteca, che solo in caso di testi liturgici e scolastici potevano rivelarsi utili. Spesso, i bibliotecari subivano le tentazioni di liberarsene.
Nei monasteri il tutto era molto diverso. Per principio, ogni donazione doveva esser accettata dall’abate e poi spesso si trattava di libri donati dalle stesse persone che si accingevano ad entrar negli ordini.
Alla fine ci si rende conto di come sia difficile quantificare la grandezza di una biblioteca del XII secolo, a causa non solo degli inventari poco o mal curati ma anche per la confusione che i bibliotecari facevano riguardo a l’unità bibliografica (liber) e l’unità catalografica (codex).Cercando di sfruttare al meglio le fonti si ricava che le più importanti biblioteche furono: nei monasteri benedettini francesi, nelle cattedrali benedettine inglese e in ultimo nelle fondazioni cistercensi anche se di minor portata. Mancano documenti su biblioteche importanti del XII secolo che sono conosciute grazie a documenti del IX secolo.

 

In tutti i moduli sono previste ore di esercitazione e verifica e ore di studio individuale.
L'orario verrà concordato con gli studenti partecipanti.
Per informazioni: Dott. Patrizia Lùperi < luperi@rom.unipi.it >